Quando si parla di volontariato, l’entusiasmo e la buona volontà dei volontari sono il motore di tante iniziative che migliorano la vita delle comunità. Tuttavia, anche le attività più nobili possono presentare imprevisti e rischi, come è accaduto recentemente a un nostro cliente, un’organizzazione non profit che si avvale di volontari.
L’incidente: una pietra, una finestra e un problema evitabile
Durante un’attività di manutenzione del verde, un volontario stava utilizzando un decespugliatore. L’attrezzo meccanico ha fatto schizzare un sassolino che ha accidentalmente rotto la finestra di un vicino. Un evento apparentemente banale, ma che ha sollevato domande importanti:
- I volontari possono utilizzare attrezzature meccaniche?
- Chi è responsabile per i danni causati dai volontari?
- Come prevenire simili situazioni?
Cosa dice la legge 266/91
La legge 266/1991 impone alle organizzazioni di volontariato di garantire una copertura assicurativa per i propri volontari contro infortuni, malattie e responsabilità civili verso terzi durante lo svolgimento delle attività previste. Tuttavia, l’obbligo assicurativo non è sufficiente se l’Ente:
- Non specifica con chiarezza quali sono le attività che i volontari possono svolgere.
- Non valuta attentamente i rischi associati a ciascuna attività.
Volontari: cosa possono o non possono fare?
Per evitare spiacevoli conseguenze legali e pratiche, gli Enti del Terzo Settore devono chiarire ai volontari i limiti delle attività consentite.
Cosa fare:
- Attività che rientrano nelle competenze personali del volontario.
- Compiti che non richiedono attrezzature pericolose o formazione tecnica per l’utilizzo di esse.
- Mansioni concordate con l’organizzazione e chiaramente descritte nel piano di lavoro.
Cosa evitare:
- Uso di attrezzature meccaniche senza copertura assicurativa o formazione adeguata.
- Attività che potrebbero causare danni a persone o cose in mancanza di supervisione.
- Compiti che esulano dall’oggetto sociale dell’ETS o dalle finalità del progetto.
Le conseguenze di una cattiva gestione del rischio
Come dimostrato dall’episodio del sasso, un danno apparentemente insignificante può tradursi in costi imprevisti per l’Ente, difficoltà nei rapporti con i vicini o la comunità locale e, nei casi peggiori, implicazioni legali. Inoltre, un evento simile può minare la fiducia dei volontari nell’organizzazione.
L’importanza di una buona copertura assicurativa
Una polizza assicurativa adeguata deve:
- Coprire tutte le attività tipiche dell’Ente, comprese quelle più rischiose.
- Prevedere una clausola per danni verso terzi causati involontariamente dai volontari.
- Essere in linea con i requisiti della legge 266/91, ma anche andare oltre per proteggere sia l’ente sia i volontari in ogni situazione.
Essere al servizio degli altri è un atto di grande valore, ma richiede organizzazione e responsabilità. Ogni ETS ha il dovere morale e legale di proteggere i propri volontari e di prevenire qualsiasi tipo di rischio. Non lasciare che un sassolino diventi un macigno: scegli la sicurezza. Visita www.eticaassicurativa.it per scoprire i nostri servizi dedicati agli Enti del Terzo Settore e assicurare il futuro della tua missione.
- Riferimenti: legge 266/1991; Codice Terzo Settore decreto legislativo 117/2017.